Ciao stella!!
Ti scrivo per dirti ancora buon compleanno (beh, visto che te li ho giá fatti per tempo, questo ritardo vale)!!!!!!
E quando torni ho intenzione di festeggiarlo come si deve, insieme al mio naturalmente.
E anche se sei lí e io qui sei sempre la mia compagna di viaggio preferita.
Buona notte e sogni d'oro (porta un po' del cielo keniota anche da noi! Non posso parlare per esperienza, ma penso che il cielo stellato nel deserto sia qualcosa che, visto una volta, ti porti dentro per sempre. verrá anche il mio turno... magari insieme!!)
notte davvero questa volta
livia
domenica 13 marzo 2011
venerdì 4 marzo 2011
badha huri
Quella che doveva essere una breve gita a Badha Huri, giusto andiamo dormiamo e torniamo, è durata tre giorni.
Un po' a me era sfuggito qualcosa, un po' parlano tra di loro solo in borana e swaili e resto sempre all'oscuro di tutto, un po' l'imprevisto che non manca mai.
E così martedì partiamo già in super ritardo sulla tabella di marcia, io, Darare, Sis. Kelvin, Chuculiza, l'autista (ve lo racconto poi che tipo!) e la solita banda di infiltrati che riempe sempre ogni macchina che viaggia in queste zone. Destinazione Badha Huri (una zona collinare, Huri Hills appunto, oltre Maikona ad una cinquatina di km dal confine etiope) per un work shop con il nascente gruppo femminile della parrocchia.
A Maikona arriviamo che è quasi buio e così passiamo la notte lì, a casa di Darare, la quale estrae tre materassi e li piazza davanti a casa (mi sfugge ancora di chi sia poi sta casa) e su quei tre materassi mangiamo cena e ci passiamo la notte... devo dire che lo spettacolo delle stelle a Maikona è indescrivibile. Roba che pure a Balz se la sognano... e sotto queste stelle e accarezzati dal vento costante si dorme benissimo.
All'alba ripartiamo, lentamente ci lasciamo alle spalle il deserto di pietre e iniziamo a salire su colline ricoperte di erba secca, punteggiate di grandi alberi e di pietre scure. Un paesaggio bibblico direi. Con un vento fortissimo e costante che spazzola tutto. Il villaggio è povero, le case sono paglia o di fango (credo). Ma ci sono in giro un'infinità di bambini.
Una larga distesa d'erba di fa spazio tra i cucuzzoli delle colline, in lontananza si vedono già le cime etiopi. E infatti si vedono donne vestite con stoffe diverse e ci viene offerto injera... buona buona!
Per il resto i due giorni che passiamo lì sono lentissimi. Il work shop è tenuto in borana e quindi non capisco niente, faccio giusto due interviste e basta. Quindi penso, mi riparo dal vento, cambio posizione, leggo, provo a seguire le discussioni in borana, provo a parlare con l'autista che non ho ancora capito che lingua parli... cerco di usare le latrine il meno possibile (sto sperimentando tecniche sempre più avanzate per il controllo della mia vescica), tento invano di schivare il chai o il the nero che mi offrono dopo che ho detto che il latte mi fa stare male..
Diciamo che l'attesa è la dimensione che più spesso mi capita di sperimentare. Lunghe attese fatte di silenzio, di pensieri, di noia... ma devo dire che mi ritrovo quasi irriconoscibile. Soprattutto se penso a tutte le volte che nella mia vita “normale” ho fatto il diavolo a quattro per un semplice imprevisto, per un dettaglio sfuggito al mio controllo...
Ora invece reggo bene, o almeno ci provo, questi tempi morti che sembrano infiniti a volte. E rispetto a solo un paio di settimane fa sono migliorata tantissimo.
Forse sto facendo pace con l'immobilità che tanto mi angosciava i primi giorni?
Fatto sta che scopro a metà giornata che non torneremo a casa ma dormiremo lì. Non c'è rete telefonica e sono quasi terrorizzata dalla possibile sistemazione notturna. Però basta attendere che tutti i rituali di saluto, di chai, di chiacchiere per me incomprensibili volgano al termine e scopro che dormiremo in un lodge (potrei tradurlo con hotel ma non è un hotel) che si rivelerà pulitissimo e pure dotato di una bacinella di acqua calda a testa (era dalla partenza da Marsabit che non vedevo un lavandino o qualcosa del genere, neppure per le mani), l'autista mi accompagna a metà di una collina per fare due chiamate e di lì il mio stato d'animo si rasserena...
Tempi lunghissimi, ma alla fine arriva l'ora di tornare a casa, mangiamo riso patate e capra (si, l'ho mangiata!) con le donne della parrocchia, carichiamo tutti quelli che chiedono un passaggio e ci mettiamo per strada... a meno di mezzor'ora da Maikona buchiamo una ruota (ok, succede spesso, se si è in 10 su un defender forse più spesso...). Si fa ritardo e così si coglie subito l'occasione per dormire di nuovo all'aperto a Maikona... sveglia alle 3.30 e arrivo a Marsabit alle 6.30... di questa decisione da ricovero mi è totalmente sfuggito il motivo. E quando alle 5, al buio per strada, scopro che l'unica ad avere una una torcia sono io (siamo in 8 in macchina e tutti aspettano che io la trovi nel casino della borsa), tutta la serenità e la pazienza conquistate in cima alla collina sono andate a farsi benedire. E sono tornata ad odiare tutti, come faccio tutte le mattine.
domenica 27 febbraio 2011
Foraward North Kenya
Sono tornata alla base, dopo quasi 2 settimane in giro... e devo dire che quasi mi mancava il mio letto sicuro a casa di Patrizia.
L'itinerario l'avevo previsto, insomma sapevo dove sarei stata, quello che non avevo per nulla previsto sono state le impressioni, diverse per ogni luogo!
Vi risparmio la pippa "ricerca", sono un po' al giro di boa, ma non è facile come poteva sembrare prima di partire... Per cui vi riassumo in breve.
Prima tappa: Maikona!
sono stati i giorni più critici credo. Un po' per l'atmosfera in missione, un po' per il primo spaesamento dato dal deserto.
Ho vissuto lì il caldo asfissiante pre-pioggia, non un alito di vento, aria irrespirabile e la notte è impossibile dormire. Poi d'improvviso, nel buio della mia stanza ho sentito la pioggia cadere violentemente sul tetto di lamiera. Ha piovuto tutta la notte e tutto il giorno dopo. E io bloccata in casa a guardare l'acqua fermarsi nel cortile.
Il primo impatto con il deserto, devo dire è stato forte... pur con la pioggia...
Pruttoppo dato che l'acqua era abbondante nel Chalbi, pochi Camels ai pozzi...
Seconda tappa: North Horr.
Si sale verso nord, sempre più vicini all'Etiopia e sempre più in mezzo al nulla... dobbiamo fare la strada più lunga, andare fin sotto le Hurry Hills e girare intorno al Chalbi che è impraticabile per via della pioggia dei giorni scorsi. strada sconnessa, caldo e polvere... e in più un paesaggio lunare che va da distese infinite di pietra nera lavica alla sabbia bollente. Qua e là qualche pastore con poche capre. Per il resto nulla...
North Horr è un osasi. Un posto che non ti immagini. Palme, capanne e piccole case in muratura... e qui l'acqua non manca. In missione trovo due preti tedeschi (Ft Hantony e Ft Hubert), Ft John che è un Kikuju ma ha l'accento inglese, una coppia dalla Bavaria che è qui per qualche giorno, Juergen e Angela (l'ho conosciuta a Marsabit a inizio febbraio). Mi sento a casa... lavoro e faccio inteviste. E la sera beviamo birra gelata guardando le stelle e parlando di Geddafi, Berlusconi, politica, dell'Italia, dell'Europa...
E' ufficiale che la chiesa di North Horr è la più bella che io abbia mai visto...
terza tappa: Loiangalani
Don Rinino passa per North Horr con un gruppo di Cherasco che è qui in Kenya per un paio di settimane. Mi caricano e per i giorni successivi viaggio con loro.
Sono tutto uomini e tutti potrebbe essere miei genitori, così vengo adottata e devo dire che sentirmi sicura per qualche giorno è stato molto rilassante. Per sicura intendo dire che per qualche giorno non ho dovuto abituarmi da sola alle situazioni, ma ho potuto condividere con questi piemontesi veraci le sensazioni e le insicurezze.
Loiangalani (sul lago Turkana) è un luogo paradisiaco, in missione c'è la piscina... nonostante ciò ho dormito poco, un po' per il caldo (sempre indescrivibile) un po' per una paura matta degli scorpioni... ancora mi sto chiedendo se salgono sui letti o no... stiamo un giorno sul lago Turkana, ci sentiamo in vacanza, anche se gli uomini aiutano il prede nei lavori in officina, e visitiamo pure Elmolo, un piccolo villaggio di ELmolo, l'etnia meno numerosa del Kenya.
quarta tappa: Kargi.
Se prima mi ero lamentata del caldo era solamente perchè non ero mai stata a Kargi.
Partiamo presto e ci lasciamo il lago Turkana alle spalle. attraversiamo nuovamente distese laviche di pietra nera per poi scendere nella savana... in macchina fa caldo e c'è polvere, ma viaggiamo bene!
Arriviamo a Kargi verso le 15... in quel momento, devo dire, sono quasi crollata. Il termometro nella veranda segna 40 gradi... alle 17.30 in cortile arriverà a 46. Non c'è acqua fresca, anche quella della doccia (che arriva da un tank di acqua piovana) è bollente. Beviamo the caldo... io continuo a sudare e penso veramente di non potercela fare... poi però la sera è scesa, il vento soffia e noi riprendiamo a respirare.
Di Kargi vi racconto solo della nostra visita ad una manyatta Rendille. Vi abita una giovane mamma che Don Rinino ha salvato da un'emorragia portandola fino a Marsabit e poi a Maralall... ci accolgono con gioia, la ragazza ringrazia Rinino, è commovente. E poi arriva lo suocero della giovane... è serio ma commosso, chiama le donne e le manda a indossare le collane di pelle e i vestiti delle grandi occasioni, ci porta di fianco al recinto sacro del clan e lì le donne iniziano a ballare/pregare per noi. Per ingraziare Don Rinino per aver salvato la giovane donna e per il lavoro che il gruppo di Cherasco sta aiutando a fare con i pozzi.
Da Kargi, dopo due giorni, siamo tornati a Marsabit dove ho ritrovato Patrizia e ho salutato gli italiani.
Ora devo riordinare le idee, riprendere dove ho lasciato la ricerca e seguire quel mezzo spunto che mi è venuto.
Sono quasi a metà del mio tempo qui. Non ho fretta, ma pole pole si avvicina aprile...
giovedì 24 febbraio 2011
piccolo post
Ciao bella pollastra!!!
Eccomi finalmente!
Qualsiasi cosa scriva a questo punto sembrá un inezia in rapporto al tuo viaggio, ma forse, anche se noioso, é un viaggio anche il mio.
Questa é stata una settimana delirante, mi chiedo spesso come farei se avessi anche il lavoro... Ho sempre 8.000 cose da fare (tra cui guardare la nonna che si é rotta un braccio), ma tutto sommato sto bene.
Ma non ho tanta voglia di parlare di me, ci vivo tutto il giorno con me stessa, che stufia...
quindi parliamo di te.
Leggere i tuoi post é sempre emozionante, scrivi cosí bene... mi sembra di sentire l'odore della polvere e il caldo del sole.. e gli elefanti che attraversano la strada... quindi ti ringrazio! Sono la tua fan numero Uno!!
E per la solitudine, beh, per quella non c'é antidoto data la distanza. Ma, se ti puó aiutare, io penso che, ogni tanto, un po' di sana solitudine giovi. È come l'acqua, ci pulisce e poi siamo piú belli e, se sappiamo rielaborare, anche migliori!
Sfrutta questi momenti (non sai quanto ti invidio!!!), fanne tesoro... e vivili!
Mi manchi tanto tanto!!!
baci
Livia
Eccomi finalmente!
Qualsiasi cosa scriva a questo punto sembrá un inezia in rapporto al tuo viaggio, ma forse, anche se noioso, é un viaggio anche il mio.
Questa é stata una settimana delirante, mi chiedo spesso come farei se avessi anche il lavoro... Ho sempre 8.000 cose da fare (tra cui guardare la nonna che si é rotta un braccio), ma tutto sommato sto bene.
Ma non ho tanta voglia di parlare di me, ci vivo tutto il giorno con me stessa, che stufia...
quindi parliamo di te.
Leggere i tuoi post é sempre emozionante, scrivi cosí bene... mi sembra di sentire l'odore della polvere e il caldo del sole.. e gli elefanti che attraversano la strada... quindi ti ringrazio! Sono la tua fan numero Uno!!
E per la solitudine, beh, per quella non c'é antidoto data la distanza. Ma, se ti puó aiutare, io penso che, ogni tanto, un po' di sana solitudine giovi. È come l'acqua, ci pulisce e poi siamo piú belli e, se sappiamo rielaborare, anche migliori!
Sfrutta questi momenti (non sai quanto ti invidio!!!), fanne tesoro... e vivili!
Mi manchi tanto tanto!!!
baci
Livia
giovedì 17 febbraio 2011
Maikona
Ciao tutti,
sarò breve, sono bene cosa scrivere.
Gli ultimi non sono stati giorni facili. E devo dire che ho provato sulla pelle quella sensazione che sui manuali di scienze sociali e nei discorsi di professori e compagni viene detta la "solitudine del campo". Insomma mi sono sentita parecchio sola e un po' scoraggiata, ma poi piccole cose e nuove piccole scoperte mi hanno tirato su.
Sono a Maikona da martedì (credo) e qui ha persino piovuto, dopo un anno senza una goccia d'acqua... comunque il caldo straziante c'è comunque e sono felice di annunciarvi che non potevo che beccarmi la stanza più calda di tutta la missione.
Per coloro che sono già stati qui devo avvisarli che è cambiato molto il posto e, soprattutto la missione, ma quando torno credo che ne parleremo a lungo... Ho pensato molto a Tania, dopo un'ora che ero qui Ft Eugene mi ha subito messa prima a pulire e poi ai fornelli... (se non legge il blog avvisatela, almeno questo non è cambiato).
Vabbè, alla fine della fiera ho assoldato un operaio della missione e mi sono fatta accompagnare in town e fare un paio di interviste... sempre la solita solfa Muzungu, muzungo, credo che gli abbiamo chiesto tutti se fossi la sua nuova fidanzata... e vabbe!
Domenica è già un mese che sono partita... il tempo vola!
Per ora sono abbastanza soddisfatta di questi giorni qua. Anche se ci andrà un po' di tempo a capire cosa è andato storto e cosa no. Per ora le sensazioni sono vivide e forti e passano dall'esaltazione alla angoscia!
Ultimo aggiornamento in tempo reale: aspetto una macchina che oggi o domani mi porterà a north horr, altro centro abitato dai Gabra...
quindi vado a fare la borsa!
sarò breve, sono bene cosa scrivere.
Gli ultimi non sono stati giorni facili. E devo dire che ho provato sulla pelle quella sensazione che sui manuali di scienze sociali e nei discorsi di professori e compagni viene detta la "solitudine del campo". Insomma mi sono sentita parecchio sola e un po' scoraggiata, ma poi piccole cose e nuove piccole scoperte mi hanno tirato su.
Sono a Maikona da martedì (credo) e qui ha persino piovuto, dopo un anno senza una goccia d'acqua... comunque il caldo straziante c'è comunque e sono felice di annunciarvi che non potevo che beccarmi la stanza più calda di tutta la missione.
Per coloro che sono già stati qui devo avvisarli che è cambiato molto il posto e, soprattutto la missione, ma quando torno credo che ne parleremo a lungo... Ho pensato molto a Tania, dopo un'ora che ero qui Ft Eugene mi ha subito messa prima a pulire e poi ai fornelli... (se non legge il blog avvisatela, almeno questo non è cambiato).
Vabbè, alla fine della fiera ho assoldato un operaio della missione e mi sono fatta accompagnare in town e fare un paio di interviste... sempre la solita solfa Muzungu, muzungo, credo che gli abbiamo chiesto tutti se fossi la sua nuova fidanzata... e vabbe!
Domenica è già un mese che sono partita... il tempo vola!
Per ora sono abbastanza soddisfatta di questi giorni qua. Anche se ci andrà un po' di tempo a capire cosa è andato storto e cosa no. Per ora le sensazioni sono vivide e forti e passano dall'esaltazione alla angoscia!
Ultimo aggiornamento in tempo reale: aspetto una macchina che oggi o domani mi porterà a north horr, altro centro abitato dai Gabra...
quindi vado a fare la borsa!
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martedì 15 febbraio 2011
Piove
Scendi pioggia benedetta.
Scendi su questa terra rossa.
Scendi su queste strade polverose, sull'aridità di questo deserto.
Scendi pioggia benedetta.
Scendi su questa Terra, sulle nostre teste, sui nostri volti, sulle nostre labbra assetate.
Scendi e lava via le nostre paure.
Scendi, ricordaci che c'è un Cielo dietro le nuvole e che ci ama.
Un Cielo i cui progetti sfuggono alla nostra comprensione.
Un Cielo che ama i suoi figli, che li guarda vivere e soffrire,vivere e gioire.
Che li consola e mai li abbandona.
Scendi pioggia benedetta e lava via il dolore dei tuoi figli,
svuotali delle tragedie di questa vita e riempili della tua speranza.
Scendi forte, violenta, copiosa.
Scendi in fretta e apri i nostri occhi al sole che già è tornato dopo le nubi.
Dopo il buio, dopo la paura, i tuoni e i lampi della nostra esistenza.
Torna sole a scaldarci dopo l'inverno delle nostre vite.
Torna, splendi e facci risplendere alla tua luce.
Marsabit. Guardando la pioggia scendere e pensando a Carlo.
Scendi su questa terra rossa.
Scendi su queste strade polverose, sull'aridità di questo deserto.
Scendi pioggia benedetta.
Scendi su questa Terra, sulle nostre teste, sui nostri volti, sulle nostre labbra assetate.
Scendi e lava via le nostre paure.
Scendi, ricordaci che c'è un Cielo dietro le nuvole e che ci ama.
Un Cielo i cui progetti sfuggono alla nostra comprensione.
Un Cielo che ama i suoi figli, che li guarda vivere e soffrire,vivere e gioire.
Che li consola e mai li abbandona.
Scendi pioggia benedetta e lava via il dolore dei tuoi figli,
svuotali delle tragedie di questa vita e riempili della tua speranza.
Scendi forte, violenta, copiosa.
Scendi in fretta e apri i nostri occhi al sole che già è tornato dopo le nubi.
Dopo il buio, dopo la paura, i tuoni e i lampi della nostra esistenza.
Torna sole a scaldarci dopo l'inverno delle nostre vite.
Torna, splendi e facci risplendere alla tua luce.
Marsabit. Guardando la pioggia scendere e pensando a Carlo.
venerdì 11 febbraio 2011
c'est la vie!
Ci si mette in viaggio, ci si sposta. Io sono passata per 4 aereoporti e ho fatto un giorno intero di strada, prima di arrivare a destinazione.
Mi vengono in mente le fasi dei riti di passaggio, la distanza, il distacco, un tempo preciso di allontanamento per poi entrare in una nuova posizione, in una condizione umana e antropologica diversa. Forse e' questo che succede nei viaggi lunghi. Forse e' quello su cui riflettevamo l'anno scorso in Corsica, il battello ti porta lontano, mentalmente lontano, ti aiuta a compiere il distacco.
Ecco, io il distacco dalla mia quotidianita' e il tuffo nella condizione nuova, l'ho affrontato ormai quasi tre setimane fa.
Devo dire che non e' stato poi cosi' facile. La polvere rossa, le strade dissestate, il vento, il sole, la gente a volte invadente (tipo o fattoni a Isiolo...)... pensavo: tre mesi qui?? non sopravvivero' mai! Dove mi sono andata a ficcare? Maledetta Erika, tu e le tue idee brillanti...
Davvero, non riconoscevo Marsabit. E questo mi ha spaventata non poco.
Sono passati venti giorni e, devo dire, lo shock iniziale se ne e' andato cosi' com'era arrivato. E la grande scoperta e' che in ogni luogo esiste una quotidianita', una normalita' a cui ci si abitua, che si apprezza.
Ora Marsabit non mi sembra poi cosi' male e la polvere fa parte del gioco...
Un abbraccio. Se Dio vuole cambio casa per un po', vado nel deserto o North Horr o Maikona... altro shock in vista?
Mi vengono in mente le fasi dei riti di passaggio, la distanza, il distacco, un tempo preciso di allontanamento per poi entrare in una nuova posizione, in una condizione umana e antropologica diversa. Forse e' questo che succede nei viaggi lunghi. Forse e' quello su cui riflettevamo l'anno scorso in Corsica, il battello ti porta lontano, mentalmente lontano, ti aiuta a compiere il distacco.
Ecco, io il distacco dalla mia quotidianita' e il tuffo nella condizione nuova, l'ho affrontato ormai quasi tre setimane fa.
Devo dire che non e' stato poi cosi' facile. La polvere rossa, le strade dissestate, il vento, il sole, la gente a volte invadente (tipo o fattoni a Isiolo...)... pensavo: tre mesi qui?? non sopravvivero' mai! Dove mi sono andata a ficcare? Maledetta Erika, tu e le tue idee brillanti...
Davvero, non riconoscevo Marsabit. E questo mi ha spaventata non poco.
Sono passati venti giorni e, devo dire, lo shock iniziale se ne e' andato cosi' com'era arrivato. E la grande scoperta e' che in ogni luogo esiste una quotidianita', una normalita' a cui ci si abitua, che si apprezza.
Ora Marsabit non mi sembra poi cosi' male e la polvere fa parte del gioco...
Un abbraccio. Se Dio vuole cambio casa per un po', vado nel deserto o North Horr o Maikona... altro shock in vista?
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