domenica 6 febbraio 2011

Gabraland


Ieri ho accompagnato Ft. Fred alla manjatta di Shegel, ad un'ora di macchina da Marsabit sulla strada per Maikona. Lui andava a dire messa e a trovare la comunità e così ne ho approfittato. Con noi sono venute anche Sister Anna Maria e una sua ospite (vestita da gran safari... vabbè magari delle scene che si è piantata vi racconto a voce... pazzesco come sappiamo confermare ogni stereotipo accollato a noi bianchi, no?). Comunque partiamo dopo pranzo, verso le 15, con un sole che spacca la mia testa già a Marsabit... metto giusto un po' di crema.
Dopo meno di mezzora \di salti e buche, la terra non è più rossa, ed è Chalbi. Il deserto.
L'impressione è quella di essere passati subito dopo un enorme incendio. Le pietre sono vulcaniche, nere quasi, qualche acacia qua e là e sterpaglie e rovi dappertutto. Nulla si muove se non la polvere che alziamo con la Toyota e i sacchetti di plastica che si impigliano da un ramo all'altro (la questione rifiuti qui non è ancora arrivata).
In lontananza colline che sembrano alzarsi dal nulla e che, contro luce, sembrano ombre di chissà che cosa. È la zona Rendille, verso Kargi, a ovest... a est un'alta cresta di pietra si alza in verticale, mentre davanti si vede in lontananza il riverbero della sabbia e del sale. È il Gabraland, che si estende da qui fino a Maikona, North Horr, Bada Hurri e via fino al confine con l'Etiopia.
Shegel è una largo spiazzo un meno petroso, usato come aeroporto sostitutivo quando a Marsabit c'è troppa nebbia per atterrare.
Ecco proprio qui alla nostra destra iniziano a vedersi gruppetti di tende Gabra. Lì in mezzo al nulla.
Una piccola chiesa di lamiera è stata costruita dai padri di Maykona e di fianco due stanze di lamiera sono la scuola e la casa del maestro... sotto la lamiera si cuoce, così due piccoli cortili, riparati da frasche secche e rami che fanno ombra, fungono da cucina della scuola e da classe per i 26 alunni... qualche sgabello e qualche cartellone. La scuola insomma.
Ci aggiriamo intorno alla chiesa, un po' spostata rispetto alla manjatta, la apriamo, apriamo le finestre. Nessuno esce dalle tende. Nulla si muove. Sembra di essere fuori dal mondo. Forse lo siamo.
Mentre Ft Fred si prepara per dire la messa, con Sister Anna Maria facciamo il giro della manjatta. Così per vedere com'è la situazione, le hanno chiesto di mettere su un servizio di dispensario e vuole dare un'occhiata alla situazione.
I bambini piangono, sono spaventati, le donne sono scontrose. Parlano solo borana, nessuno sa una parola di swahili, figuriamoci inglese. Sister distribuisce collirio e un medicinale per le orecchie, prova a spiegare come usarlo... intanto un gruppetto di bambini ci segue tipo corteo. Ma ci mettono un attimo a prendere confidenza, hanno paura a toccarmi le mani... poi però dopo un po' di yoya! Yoya! Si convincono che se so salutarli in borana e se gli sorrido non dovrei mangiarli... almeno credo sia andata così... mi toccano le mani, guardano la macchina fotografica che ho al collo e che tento di usare con discrezione. Ad alcune donne non vanno le foto e una prova anche a tirarmi una pietra...
Da parte mia faccio attenzione con la macchina e, assolutamente non ho caramelle con me, non mi va. Scherzo con i bambini e ci gioco, ma non sono un distributore. Non è lo stesso per chi mi accompagna e la cosa mi infastidisce un pochino. Le fotografie nelle tende mi sembrano un po' invadenti e forse non è l'atteggiamento migliore per entrare in rapporto con l'altro. Proviamo a pensarci durante la nostra vita quotidiana e proviamo ad immaginare se un paio di sconosciuti arrivassero e ci fotografassero... bah! Mi chiedo se avessi dovuto lasciarla a casa la macchina fotografica...
Dopo messa le cose migliorano. Le donne sembrano più distese... va a sapere. Magari loro hanno già avuto contatti con qualche missionario.
L'unico uomo è un anziano. Lo saluto in swahili, “habari baba”, e lui sembra stupirsi di tanta riverenza... comunque parla solo borana e amen! Gli altri uomini pare siano andati a vendicarsi di un raid subito da un gruppo Rendille il giorno prima. Quotidianità insomma. Effettivamente non ci sono animali nei kraal... ma potrebbero essere in giro alla ricerca di pascoli.
La manyatta si è spostata qui per motivi politici, non ho capito se è per controllare la terra o se per l'influenza di un politico locale che poi può dire di aver costruito una scuola... non ci sono pozzi e non c'è acqua... bah! Sono nomadi? Sono sedentari?
Dopo un paio di ore nel deserto ripartiamo. Io sono alla cocques, rossa come un pomodoro e più cotta della torta che Cristine ci ha preparato a pranzo.
Ripartiamo e continuo a chiedermi il perchè questa gente abbia deciso di fermarsi e di vivere in the middle of nowhere... e soprattutto come possano sopravvivere. Che esistenza conducono? E che senso ha?
Se volevate le questioni trascendentali, direi che oggi ve le ho servite...

venerdì 4 febbraio 2011

network si network no

Questo post l'ho scritto l'altro ieri all'internet point e proprio sul piu' bello la connessione e' sparita... vi giro quello che sono riuscita a salvare nelle bozze.
poi magari nei prossimi giorni verremo benedetti da una connessione decente...

Un abbraccio


Ciao!
ho detto troppo in fretta che avrei avuto una connessione stabile... da martedi' la luce va e viene e cosi' zero connessione... ora sono in uno dei due internet point di marsabit!!
non so bene cosa dire... per ora ho sperimentato un po' la vira quotidiana qui. Vado in ufficio da Darare al mattino... ho letto molto per la ricerca e questa mattina ho fatto la prima intervista...
Per il resto sperimento cose nuove e questo mi piace molto...
vorrei scrivervi su argomenti trascendentali, ma non saprei proprio (e i computer che sto usando non aiuta)
Magari vado per punti:

# Mark, dell'ufficio dell'acqua ha riso di me un quarto d'ora prendendomi in giro su berlusconi... non dico altro. pure qui i giornali parlano di noi...

# sono stata al ristorante!! pilau per tutti!

# vorrei avere una foto del boss provinciale dei comboniani che sfoggia una camicia fantasia con la foto del papa e lo stemma del vaticano... vorrei tanto!

# dico solo a luca che ho pensato a lui l'altro giorno... sono salita su un defender land rover che l'avrebbe fatto impazzire...

domenica 30 gennaio 2011

in viaggio!


wei!!
finalmente ho una connessione, questa settimana non mi sono ancora fermata un attimo.
Che dire? Riassumere tutto non è facile...
Dunque, il viaggio Torino - Nairobi è andato bene, ce l'ho fatta da sola e ho anche superato lo scoglio del visto. Alla faccia della mia privacy mi hanno preso foto e impronte digitali... comunque fuori dall'aereoporto c'era Patrizia e ho tirato un bel sospiro di sollievo. Una bella noia però viaggiare da sola...
A Nairobi sono stata giusto lunedì, il giorno dopo ci siamo messe in viaggio per Marsabit, ed è stata proprio un'esperienza del terzo tipo!
Prima tratta Nayrobi - Isiolo con un matatu (taxi collettivo), 5 ore senza scendere. Volevo cantargli "Guido, Guido dal cuore gentil..." ma tanto di autogrill qui non se ne parla. Abbiamo lasciato Nairobi e poi passato diversi tipo di paesaggi, fino a giungere quello polveroso e arido del distretto nord... Siamo scesi a Isiolo verso le 15 e qui abbiamo aspettato il pullman per Marsabit, orario di partenza 20,00.
Devo dire che è stato un bel tuffo in un mondo diverso... e poi Isiolo è un po' una cittadina malfamata e noi eravamo al gate dei pullman, figuriamoci. E poi io e Patrizia siamo bianche, soprattutto io che sono nuova, e quindi tutti avevano qualcosa da dirci... e per tutti intendo un sacco di uomini e giovani strafatti di un erba che masticano come il tabacco. Abbiamo pure mangiato chapati e sukuma wiki al ristorante...
Il pullman arriva e ci mettiamo tipo 2 ore prima di essere pronti, dobbiamo pure gestire un bel po' di ragazzi che vogliono aiutarci a caricare i bagagli in cambio di qualche scellino... alla fine il mio zaino e la valigia trovano posto in mezzo a sacchi di patate e chissaà cos'altro. Li ho tirati fuori in uno stato pietoso.
Il pullman viene caricato all'inverosimile, l'autista mastica quest'erba, fa caldo e c'è polvere, su una strada che è quel che è... ragazzi, ho dormito lungo il viaggio!!
Per riassumere, ci mettiamo 8 ore per fare 277 km...
In ogni caso ora sono a MArsabit. In questi giorni sono stata con i missionari laici che hanno avuto un meeting e così ora conosco un po' di persone sparse per la diocesi, il chè non è proprio male!!
Che altro dire? Bah, qui è così strano. A volte mi sembra di dover imparare di nuovo a camminare... ma piano piano sto prendendo il giro. Fa caldissimo, appena la foschia del mattino scompare, parte un sole che non dà tregua e che, unito alla polvere rossa che è ovunque, diventa un mix letale! Ho già la faccia bella rossa e le lentiggini sono uscite in meno di due ore... ieri ho dimenticato di mettere la crema e così sono fucsia sul collo...
Ok, scritto molto. Magari nei prossimi giorni condividerò altro.
Sono super invidiosa della giornata a torino con Tuba!! So che lì sta nevicando, Dio mi sembra impossibile... :)
Vabbè concludo dicendovi che ieri sera, sulla jeep con Patrizia, mentre tornavamo da Karare dove abbiamo accompagnato alcuni amici, tre elefanti in fila ci hanno attraversato la strada. Era il crepuscolo e questa immagine, dopo il lungo tramonto sul bush mi ha ripagata di tutti i piccoli disagi che sto affrontando. Guardando il profilo delle colline sparse sull'orizzonte, ho pensato che anche solo per vedere questo tramonto, valeva la pena tanta fatica!
Un abbraccio e non state in pensiero per me. Patrizia è, boh, indescrivibile e si sta prendendo cura di me con affetto. E da oggi sono nelle mani di Darare che, oltre ad essere una donna stupenda, è anche un'ottima tutor!
Baci!

mercoledì 26 gennaio 2011

cambio di immagine

Bon, ho deciso! Questo blog si trasforma (come accade a ció che vive..) in una finestra tra Tozzi e Tozzi (e forse lo é sempre stato). Ho deciso cosí perché fare un nuovo blog sembra porti sfiga e usare quello di Berlino non avrebbe avuto senso.
Naturalmente chiunque puó farne parte, anzi, deve! Ma io lo useró per comunicare con il Kenia, sperando che funzioni...

Dunque, ciao Tozzi!!!!
Com'é? Sei arrivata? Sei giá abbronzata e acclimatata? Sono curiosa...

Qui non succede mai niente di "grosso", una di quelle cose su cui ci si scrive un libro, per interdersi.. peró di cose piccoline si, ne accadono. Quindi ti racconteró quelle.

Il we di Fo.Ca é andato bene. Tu pensa che non mi sono incasinata nelle 3 ore di Branca, sono ancora un po' emozionata e orgogliosa di me stessa! Non mi sono impappinata, non li ho fatti annoiare troppo e sono stata propositiva (forse troppo!), che braaaaaaaaaava.

Di altro?
Beh, sono appena tornata da Torino con Tuba. Lui ha tenuto una lezione da somellier (é stato bravissimo, e ho persino capito qualcosa!) e io ho bevuto. Quando torni gli chiediamo di portarci entrambe... ciucca!!!!! Poi abbiamo preso da bere con Giulia che, povera gonza, é sola in alloggio.

A parte questo, niente di ché... che vita piatta, che piatta vita.

Ah, non vedo l'ora che sia domenica per andare a fare le foto in giro!!!! Se fará brutto cadró in depressione, ma speruma...

Ora tocca a te.
Ciao puzzi,
Livia

giovedì 26 agosto 2010

metti la luna in una notte di fine agosto


Succede che uno non pensa mai seriamente al posto in cui vive.
Queste ultime sere d'agosto sono sere di bilanci di viaggi, di vacanze, di luoghi più o meno lontani. Sere in cui godi dell'arietta che preannuncia l'autunno e pensi ad angoli di mondo da cui sei appena tornato, in cui hai vissuto un momento di vita o in cui speri di viverne uno in futuro. E di giorno hai il tuo presente ad occuparti i pensieri, ci sono le contingenze a cui pensare. Impegni, scadenze, incontri o anche solo banali pasti e conversazioni che occupano lo spazio della tua mente e della tua vita. Gli affetti, gli amori. I piccoli dissapori che paiono imprese eroiche da affrontare.
Sullo sfondo questa piccola Italia di provincia, che silenziosa e discreta a volte, invadente e chiacchierona altre, accompagna la tua vita.
Poi una sera succede che invece della macchina esci in vespa. E percorrere quei pochi chilometri così famigliari diventa un viaggio che non t'aspetti.
Le colline e la luna. Le case, i cortili. I paesi, illuminati come da candele, guardano a basso e segnano con la loro luce i confini del nostro angolo di mondo. Succede che a osservare la nostra terra, così scontata, così maledettamente carica di difetti umani, sembra che il presente possa non esistere. Che quella luna valga la pena di guardarla con occhi diversi, così che possa alleggerirti l'anima.
E allora quei pochi chilometri percorsi con il vento in faccia, con le colline, le vigne, i frutteti e i boschi, ti ricordano un presente vissuto su uno sfondo che riempe di bellezza gli occhi e addolcisce il cuore.
Ed è dolce pensare che ovunque la vita possa condurti, quello sfondo sarà lì ad aspettare il ritorno del tuo sguardo desideroso di una famigliare consolazione.

P.S: la foto è stata scattata da mio fratello, Alberto Grasso, dalla collina di Magliano Alfieri

martedì 24 agosto 2010

Fantozzi Subisce Ancora (1983) Le Migliori Scene



Mai, come in questo periodo della mia vita, mi sono sentita tanto vicina al ragionier Fantozzi...

sabato 14 agosto 2010

un nuovo mattone


Il mio ultimo post risale al 30 aprile!
Ed effettivamente da più o meno quei giorni la mia vita è stata un bel casino... troppe cose a riempire le mie giornate per pensare a qualcosa da buttare giù, da tirare fuori.
E ora, dopo 7 giorni in giro con i miei ragazzi sulla via Francigena sono tornata. Non è stata una route facile, ma comunque mi/ci ha dato molto e molto ci ha insegnato, per prima cosa che organizzare, a volte è un esercizio totalmente inutile...
Il non trovare il sentiero che sulla cartina è segnato come perfetto, scoprire quanti km mancano all'arrivo, pensare che non ce la fai più e allo stesso tempo confortare chi cammina accanto a te, scoprire che i mezzi pubblici ad agosto non ci sono, attendere distrutti dalla stanchezza l'alba con l'orecchio teso e pensare che quegli otto cuori che dormono accanto a te contano sulla tua prontezza, mangiare minestra in busta e dire che è buonissima, chiamare un amico e chiedere ospitalità, imparare a memoria le fermate della metro, scavalcare la recinzione della parrocchia, vedere i tuoi ragazzi ridere in stazione e non andare a casa, con i genitori che aspettano e non sanno che cosa pensare. E' questa l'esperienza di un capo scout in route e devo dire che ogni volta è un bel mattone da rielaborare, oltre che da vivere momento per momento. Un bel mattone che poi si aggiunge a tutti gli altri che compongono la vita.
Sono tornata, dicevo, e ritrovo quello che avevo lasciato a casa, lì ad aspettarmi, pronto a risalire sulle mie spalle, pronto a prendere il posto dello zaino che ho portato nell'ultima settimana. La cosa non è per nulla confortante, ho davanti a me un anno importante, culmine della mia "scelta" universitaria e test delle mie scelte di vita... ho davanti un anno in cui molte cose andranno a posto o crolleranno del tutto. è molto che aspettavo questo anno, è molto che mi preparo per questo e ora la paura mi sta un po' assediando, sento quella tremarella alle ginocchia che non ti permette di andare avanti.
Però, in questa settimana, dicevo, ho capito una cosa: nulla può essere pre-confezionato alla perfezione in anticipo, e ogni cosa può sfuggire ai tuoi piani. Ed è ora che io impari a vivere questo con serenità, è ora che impari a lasciarmi andare al caso, a fidarmi del sentiero che si apre davanti a me.
Ce la farò, prometto!


vi lascio un pensiero:

Partire è anzitutto uscire da sé. Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro IO. Partire è smetterla di girare intorno a noi, come se fossimo al centro del mondo e della vita. Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui apparteniamo: qualunque sia l’importanza di questo mondo, l’umanità è più grande ed è essa che dobbiamo servire. Partire non è divorare chilometri, attraverso i mari, volare a velocità supersoniche. Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farsi loro incontro. Aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore. È possibile viaggiare da soli. Ma un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita ed esso esige dei compagni. Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno desiderato. Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi. Intuisce il momento in cui cominciano a disperare. Li prende dove li trova. Li ascolta. Con intelligenza e delicatezza, soprattutto con amore, ridà coraggio e gusto per il cammino. Andare avanti solo per andare avanti, non è vero camminare. Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l’arrivo, lo sbarco.Ma c’è cammino e cammino. Per le minoranze abraminiche, è mettersi in marcia e  aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia per costruire un mondo più giusto e umano. (Dom Helder Camara)