domenica 30 gennaio 2011

in viaggio!


wei!!
finalmente ho una connessione, questa settimana non mi sono ancora fermata un attimo.
Che dire? Riassumere tutto non è facile...
Dunque, il viaggio Torino - Nairobi è andato bene, ce l'ho fatta da sola e ho anche superato lo scoglio del visto. Alla faccia della mia privacy mi hanno preso foto e impronte digitali... comunque fuori dall'aereoporto c'era Patrizia e ho tirato un bel sospiro di sollievo. Una bella noia però viaggiare da sola...
A Nairobi sono stata giusto lunedì, il giorno dopo ci siamo messe in viaggio per Marsabit, ed è stata proprio un'esperienza del terzo tipo!
Prima tratta Nayrobi - Isiolo con un matatu (taxi collettivo), 5 ore senza scendere. Volevo cantargli "Guido, Guido dal cuore gentil..." ma tanto di autogrill qui non se ne parla. Abbiamo lasciato Nairobi e poi passato diversi tipo di paesaggi, fino a giungere quello polveroso e arido del distretto nord... Siamo scesi a Isiolo verso le 15 e qui abbiamo aspettato il pullman per Marsabit, orario di partenza 20,00.
Devo dire che è stato un bel tuffo in un mondo diverso... e poi Isiolo è un po' una cittadina malfamata e noi eravamo al gate dei pullman, figuriamoci. E poi io e Patrizia siamo bianche, soprattutto io che sono nuova, e quindi tutti avevano qualcosa da dirci... e per tutti intendo un sacco di uomini e giovani strafatti di un erba che masticano come il tabacco. Abbiamo pure mangiato chapati e sukuma wiki al ristorante...
Il pullman arriva e ci mettiamo tipo 2 ore prima di essere pronti, dobbiamo pure gestire un bel po' di ragazzi che vogliono aiutarci a caricare i bagagli in cambio di qualche scellino... alla fine il mio zaino e la valigia trovano posto in mezzo a sacchi di patate e chissaà cos'altro. Li ho tirati fuori in uno stato pietoso.
Il pullman viene caricato all'inverosimile, l'autista mastica quest'erba, fa caldo e c'è polvere, su una strada che è quel che è... ragazzi, ho dormito lungo il viaggio!!
Per riassumere, ci mettiamo 8 ore per fare 277 km...
In ogni caso ora sono a MArsabit. In questi giorni sono stata con i missionari laici che hanno avuto un meeting e così ora conosco un po' di persone sparse per la diocesi, il chè non è proprio male!!
Che altro dire? Bah, qui è così strano. A volte mi sembra di dover imparare di nuovo a camminare... ma piano piano sto prendendo il giro. Fa caldissimo, appena la foschia del mattino scompare, parte un sole che non dà tregua e che, unito alla polvere rossa che è ovunque, diventa un mix letale! Ho già la faccia bella rossa e le lentiggini sono uscite in meno di due ore... ieri ho dimenticato di mettere la crema e così sono fucsia sul collo...
Ok, scritto molto. Magari nei prossimi giorni condividerò altro.
Sono super invidiosa della giornata a torino con Tuba!! So che lì sta nevicando, Dio mi sembra impossibile... :)
Vabbè concludo dicendovi che ieri sera, sulla jeep con Patrizia, mentre tornavamo da Karare dove abbiamo accompagnato alcuni amici, tre elefanti in fila ci hanno attraversato la strada. Era il crepuscolo e questa immagine, dopo il lungo tramonto sul bush mi ha ripagata di tutti i piccoli disagi che sto affrontando. Guardando il profilo delle colline sparse sull'orizzonte, ho pensato che anche solo per vedere questo tramonto, valeva la pena tanta fatica!
Un abbraccio e non state in pensiero per me. Patrizia è, boh, indescrivibile e si sta prendendo cura di me con affetto. E da oggi sono nelle mani di Darare che, oltre ad essere una donna stupenda, è anche un'ottima tutor!
Baci!

mercoledì 26 gennaio 2011

cambio di immagine

Bon, ho deciso! Questo blog si trasforma (come accade a ció che vive..) in una finestra tra Tozzi e Tozzi (e forse lo é sempre stato). Ho deciso cosí perché fare un nuovo blog sembra porti sfiga e usare quello di Berlino non avrebbe avuto senso.
Naturalmente chiunque puó farne parte, anzi, deve! Ma io lo useró per comunicare con il Kenia, sperando che funzioni...

Dunque, ciao Tozzi!!!!
Com'é? Sei arrivata? Sei giá abbronzata e acclimatata? Sono curiosa...

Qui non succede mai niente di "grosso", una di quelle cose su cui ci si scrive un libro, per interdersi.. peró di cose piccoline si, ne accadono. Quindi ti racconteró quelle.

Il we di Fo.Ca é andato bene. Tu pensa che non mi sono incasinata nelle 3 ore di Branca, sono ancora un po' emozionata e orgogliosa di me stessa! Non mi sono impappinata, non li ho fatti annoiare troppo e sono stata propositiva (forse troppo!), che braaaaaaaaaava.

Di altro?
Beh, sono appena tornata da Torino con Tuba. Lui ha tenuto una lezione da somellier (é stato bravissimo, e ho persino capito qualcosa!) e io ho bevuto. Quando torni gli chiediamo di portarci entrambe... ciucca!!!!! Poi abbiamo preso da bere con Giulia che, povera gonza, é sola in alloggio.

A parte questo, niente di ché... che vita piatta, che piatta vita.

Ah, non vedo l'ora che sia domenica per andare a fare le foto in giro!!!! Se fará brutto cadró in depressione, ma speruma...

Ora tocca a te.
Ciao puzzi,
Livia

giovedì 26 agosto 2010

metti la luna in una notte di fine agosto


Succede che uno non pensa mai seriamente al posto in cui vive.
Queste ultime sere d'agosto sono sere di bilanci di viaggi, di vacanze, di luoghi più o meno lontani. Sere in cui godi dell'arietta che preannuncia l'autunno e pensi ad angoli di mondo da cui sei appena tornato, in cui hai vissuto un momento di vita o in cui speri di viverne uno in futuro. E di giorno hai il tuo presente ad occuparti i pensieri, ci sono le contingenze a cui pensare. Impegni, scadenze, incontri o anche solo banali pasti e conversazioni che occupano lo spazio della tua mente e della tua vita. Gli affetti, gli amori. I piccoli dissapori che paiono imprese eroiche da affrontare.
Sullo sfondo questa piccola Italia di provincia, che silenziosa e discreta a volte, invadente e chiacchierona altre, accompagna la tua vita.
Poi una sera succede che invece della macchina esci in vespa. E percorrere quei pochi chilometri così famigliari diventa un viaggio che non t'aspetti.
Le colline e la luna. Le case, i cortili. I paesi, illuminati come da candele, guardano a basso e segnano con la loro luce i confini del nostro angolo di mondo. Succede che a osservare la nostra terra, così scontata, così maledettamente carica di difetti umani, sembra che il presente possa non esistere. Che quella luna valga la pena di guardarla con occhi diversi, così che possa alleggerirti l'anima.
E allora quei pochi chilometri percorsi con il vento in faccia, con le colline, le vigne, i frutteti e i boschi, ti ricordano un presente vissuto su uno sfondo che riempe di bellezza gli occhi e addolcisce il cuore.
Ed è dolce pensare che ovunque la vita possa condurti, quello sfondo sarà lì ad aspettare il ritorno del tuo sguardo desideroso di una famigliare consolazione.

P.S: la foto è stata scattata da mio fratello, Alberto Grasso, dalla collina di Magliano Alfieri

martedì 24 agosto 2010

Fantozzi Subisce Ancora (1983) Le Migliori Scene



Mai, come in questo periodo della mia vita, mi sono sentita tanto vicina al ragionier Fantozzi...

sabato 14 agosto 2010

un nuovo mattone


Il mio ultimo post risale al 30 aprile!
Ed effettivamente da più o meno quei giorni la mia vita è stata un bel casino... troppe cose a riempire le mie giornate per pensare a qualcosa da buttare giù, da tirare fuori.
E ora, dopo 7 giorni in giro con i miei ragazzi sulla via Francigena sono tornata. Non è stata una route facile, ma comunque mi/ci ha dato molto e molto ci ha insegnato, per prima cosa che organizzare, a volte è un esercizio totalmente inutile...
Il non trovare il sentiero che sulla cartina è segnato come perfetto, scoprire quanti km mancano all'arrivo, pensare che non ce la fai più e allo stesso tempo confortare chi cammina accanto a te, scoprire che i mezzi pubblici ad agosto non ci sono, attendere distrutti dalla stanchezza l'alba con l'orecchio teso e pensare che quegli otto cuori che dormono accanto a te contano sulla tua prontezza, mangiare minestra in busta e dire che è buonissima, chiamare un amico e chiedere ospitalità, imparare a memoria le fermate della metro, scavalcare la recinzione della parrocchia, vedere i tuoi ragazzi ridere in stazione e non andare a casa, con i genitori che aspettano e non sanno che cosa pensare. E' questa l'esperienza di un capo scout in route e devo dire che ogni volta è un bel mattone da rielaborare, oltre che da vivere momento per momento. Un bel mattone che poi si aggiunge a tutti gli altri che compongono la vita.
Sono tornata, dicevo, e ritrovo quello che avevo lasciato a casa, lì ad aspettarmi, pronto a risalire sulle mie spalle, pronto a prendere il posto dello zaino che ho portato nell'ultima settimana. La cosa non è per nulla confortante, ho davanti a me un anno importante, culmine della mia "scelta" universitaria e test delle mie scelte di vita... ho davanti un anno in cui molte cose andranno a posto o crolleranno del tutto. è molto che aspettavo questo anno, è molto che mi preparo per questo e ora la paura mi sta un po' assediando, sento quella tremarella alle ginocchia che non ti permette di andare avanti.
Però, in questa settimana, dicevo, ho capito una cosa: nulla può essere pre-confezionato alla perfezione in anticipo, e ogni cosa può sfuggire ai tuoi piani. Ed è ora che io impari a vivere questo con serenità, è ora che impari a lasciarmi andare al caso, a fidarmi del sentiero che si apre davanti a me.
Ce la farò, prometto!


vi lascio un pensiero:

Partire è anzitutto uscire da sé. Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro IO. Partire è smetterla di girare intorno a noi, come se fossimo al centro del mondo e della vita. Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui apparteniamo: qualunque sia l’importanza di questo mondo, l’umanità è più grande ed è essa che dobbiamo servire. Partire non è divorare chilometri, attraverso i mari, volare a velocità supersoniche. Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farsi loro incontro. Aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore. È possibile viaggiare da soli. Ma un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita ed esso esige dei compagni. Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno desiderato. Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi. Intuisce il momento in cui cominciano a disperare. Li prende dove li trova. Li ascolta. Con intelligenza e delicatezza, soprattutto con amore, ridà coraggio e gusto per il cammino. Andare avanti solo per andare avanti, non è vero camminare. Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l’arrivo, lo sbarco.Ma c’è cammino e cammino. Per le minoranze abraminiche, è mettersi in marcia e  aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia per costruire un mondo più giusto e umano. (Dom Helder Camara)

venerdì 30 aprile 2010

Per una corritrice mancata le sane paranoie non mancano mai...

Dunque, dopo molto tempo riesco finalmente a scrivere qualcosa...
E lo spunto mi è piombato in testa l'altro giorno...

Dato che è giunta la bella stagione (o così dovrebbe essere) eccoci nuovamente alle prese con la fisiologica necessità di stare un po' all'aperto, di respirare un'aria diversa da quella chiusa nelle quattro mura in cui viviamo, lavoriamo, studiamo, dormiamo... la necessità di far prendere un po' sole alla nostra pelle bianchiccia dopo un inverno che quest'anno è sembrato infinito... insomma, vogliamo tutti un po' uscire di casa con la bellissima illusione che due tiri di fiato in mezzo al verde e due pallidi raggi di sole possano farci sbocciare come tulipani... e, naturalmente renderci super sexi, dei figoni da combattimento pronti ad armarsi e partire per una bellissima estate... e poi, siamo sinceri fino in fondo, le magliette un po' più strette e leggere ci rendono un po' meno sicuri del nostri fisic durol che durante l'inverno viveva e si moltiplicava al caldo di larghi maglioni e piumini super coprenti...
Naturalmente io non sono esente da tutto questa frizzante voglia di attività fisica tipicamente primaverile e così mi sono attrezzata e sono corsa a darle sfogo...
Per chi vive a Torino c'è un solo luogo in città capace di darci tutte le soddisfazioni del caso: erba verde sempre tagliata a puntino, grandi alberi che danno ombra e danno voce al venticello di aprile, un bel fiume che rende tutto più romantico: il Valentino!
Aaah, che posto delizioso!
Così da questa settimana ho dato il via alle mie frequentazioni con il Valentino. Il primo appuntamento con lui l'ho condiviso con le mie atletiche coinquiline... e tutte e tre ci siamo godute una bella passeggiata.
Al secondo appuntamento sono andata da sola. Sono uscita con la mia tuta, le scarpe da ginnastica e l'Ipod. Ho percorso via Mazzini, via San Massimo ed eccomi nel parco! Tutta gasata, mi sono infilata le cuffie e via... via come il vento... a passeggiare in mezzo ai viali.
Data la bella giornata c'era un sacco di gente: chi studiava coricato nell'erba, chi giocava a pallone, chi faceva correre il cane, un gruppetto di indiani beveva birra di fianco a 4 o 5 donne arabe con pargoli che spettegolavano a tutto spiano...
Eh si, ero proprio goduta!
Dopo aver superato la prima lieve collina, si arriva al lungo fiume con la strada bella larga, i chioschi e il giardino botanico. Qui lo spettacolo era diverso. Ai miei occhi un po' meno poetico.
Un orda di corridori riempiva ogni angolo del mio campo visivo.
E non era una maratona per beneficienza.
Semplicemente un sacco di persone aveva avuto la mia stessa identica idea. Con l'unica differenza che io, notoriamente, non corro.
Dunque, c'era davvero chiunque, dal tipo di mezza età con completino da aerobica anni 80, alla vecchietta vestita come un concorrente di Amici. Dalle amiche trentenni che corrono e tentano di parlare anche se il fiatone le strozza, al papà tutto attrezzato che si è portato dietro il figlio tredicenne tutto attrezzato pure lui. Credo di aver visto anche mamme correre con il passeggino.
Il primo pensiero è stato questo "perchè tutti corrono e io non ci riesco???", invidia pura insomma, accentuata dal gran numero di anziani che mi superava con supponenza.
Poi il mio cervello ha preso il sopravvento.
Ho questo strano vizio di osservare la gente straniandomi completamente.
Quindi davanti a me si sono materializzati tutti i rappresentanti della nostra società che correvano con dei forsennati. Ora capisco che questa frase sia un po' stramba, tenterò di spiegarmi.
Io non amo correre, prima di tutto forse perchè non ci riesco. Il fiatone mi uccide, mi sento ridicola, faccio fatica... e alla fine della fiera, dopo 2 minuti di corsa decido che non ne vale la pena e riprendo a camminare guardadomi in giro.
Chi riesce a correre per km per me è una divinità! Ha tutta la mia stima.
Però c'è una domanda che mi assilla dall'altro giorno: com'è che tutti adesso fanno jogging?
Perchè tutti corrono per tenersi in forma. Esistono miliardi di altri sport o di altre attività, no?
E' una moda o è solo terribilmente divertente e io non me ne sono mai accorta?
Cos'è che spinge persone che lavorano tutto il giorno, che sopportano il traffico e le pressioni quotidiane, che hanno mille pensieri, a scendere al parco e correre? Scaricano la tensione? Anche giocare a calcetto o farsi una partita a tennis avrebbe gli stessi effetti, no?
Io in mezzo a tutta quella gente che mi superava e mi sfiorava a tutta velocità, tutti sudati, accaldati e con il fiatone, non mi sentivo poi così tanto a mio agio.
In natura si corre per due motivi, credo, o si scappa o si insegue.
Quindi mi viene da chiedermi: da chi stiamo fuggendo? oppure, chi stiamo inseguendo? Sentiamo il continuo bisogno di sentirci in competizione con qualcuno o con noi stessi?
Quanti km fai tu? in quanto tempo?
Oppure correndo, mettendoci al passo con quello che succede intorno a noi, riusciamo a ritagliarci un silenzio, un'immobilità, che ci permette di pensare? Correndo riusciamo a sfuggire alla nostra quotidianità che ci insegue?
Non lo so. Io non riesco a fare ne una cosa ne l'altra. E infatti non corro, non sono capace.
Mi aggiro a passo veloce per il parco, guardo gli alberi centenari in fiore, ascolto il discorsi dei bambini con i nonni, rido dei cani che si rincorrono. Mi faccio dei gran film quando vado a camminare al Valentino. E poi muovo le braccia e le spalle sperando che mi basti quello come attività fisica.
E poi osservo decine di miei simili correre e un sacco di pensieri strambi mi saltano addosso: dove stiamo andando?? cosa stiamo facendo??

venerdì 19 marzo 2010

l'attesa

Partire.
Che significa?
Partire è il viaggio, la scoperta, la missione, la libertà.
Partire è vivere là quel che qua non riuscivi, non potevi capire; partire è vedere qualcosa che non pensavi, o non volevi, esistesse. Partire è donarsi e aprire il cuore e gli occhi a un mondo tanto bello ed emozionante da far quasi male.

Ma partire è anche altro.
Partire è l’attesa.
Ore di preparativi, progetti, discussioni, riflessioni… un momento faticoso che sembra dilatare a dismisura la partenza vera e propria.

Chiedersi il perché andare verso qualcosa di sconosciuto che spaventa.
Fermatevi un attimo a riflettere, e piomberete nel panico.
Perché qui?
Perché ora?
Perché io?
Perché, perché, perché…
L’attesa, i dubbi, le ansie.
E il tempo si dilata.
Piccole partenze di ogni giorno in attesa di un viaggio più lungo.

Gli esami, per esempio.
Vi siete mai fermati ad assaporare gli istanti che precedono un esame universitario?
Avete studiato, poco o tanto, ma avete passato tempo sui libri che avreste volentieri dedicato a qualcosa di più gratificante.
Ed ora è arrivato il giorno fatidico.
Zaino, libri, appunti, pullman, cammino fino all’università.
Cammino fino all’università.
Momento strano.
Tanti pensieri, muscoli tesi, sensi attivi e pronti.
Mi fermo o torno indietro?
In fondo c’è la prossima sessione, potrei prepararmi sicuramente meglio. E poi c’è il sole, dovrei essere in giro a sorseggiare una granita con Tizio che mi piace tanto. Ma magari ci provo, tanto che mi frega, al massimo lo ridò. Ma se lo do e va bene me ne prendo 10 granite con Tizio!
1000 dubbi, 8000 perplessità, e tantissima fantasia.
Basti pensare a quanti modi ci inventiamo per copiare, far bigliettini o deviare una domanda del prof. a nostro vantaggio…
I nostri sensi, tutto di noi è concentrato verso quel momento che, purtroppo o per fortuna, sembra non arrivare mai.
E intanto camminiamo.

Bello o brutto che sia, quello è il momento che ci prepara; lo studio è un mezzo, l’esame è il fine, ma nel mezzo, in quegli istanti ci siamo noi.
Tutti protesi, i nostri sensi, i nostri muscoli, ogni fibra del nostro corpo per…
È il momento della scelta.
Mi fermo? Vado avanti? Resto indietro?
Che succederà se? E poi?
L’attesa. La partenza.
Un momento che ci prepara e ci cresce.
E quando siamo davanti al prof., improvvisamente, ci importa meno l’esito.
O la va o la spacca.
Quel che so so.
Al massimo lo ridò.

La tensione si trasforma in emozione.
Siamo arrivati e siamo pronti a metterci in gioco, ma questa volta non è un esame, siamo noi.
Non c’è voto, c’è prospettiva.
Non c’è bocciatura o promozione, c’è crescita.
Ora, il tempo che prima ci sembrava eterno, improvvisamente vola, ci scappa quasi.
Ed è così bello stare al mondo!
E allora scopriamo che non avevamo bisogno di un esame per dirci che le cose le sappiamo. Le sappiamo perché abbiamo studiato, le avremmo sapute anche restando a casa o uscendo a mangiare la granita.
Ma partire è anche questo.
Scoprire là qualcosa che abbiamo dentro, che abbiamo sempre avuto, ma che forse non pensavamo nemmeno di meritarci. La vita.